Annientamento (2018)
- michemar
- 12 mar
- Tempo di lettura: 8 min

Annientamento
(Annihilation) USA/UK 2018 sci-fi/thriller/horror 1h55’
Regia: Alex Garland
Soggetto: Jeff VanderMeer (romanzo)
Sceneggiatura: Alex Garland
Fotografia: Rob Hardy
Montaggio: Barney Pilling
Musiche: Geoff Barrow, Ben Salisbury
Scenografia: Mark Digby
Costumi: Sammy Sheldon
Natalie Portman: Lena
Jennifer Jason Leigh: dott.ssa Ventress
Gina Rodriguez: Anya Thorensen
Tessa Thompson: Josie Radek
Tuva Novotny: Cass Sheppard
Oscar Isaac: Kane
Benedict Wong: Lomax
TRAMA: Lena, una biologa ed ex soldatessa, prende parte a una missione di sole donne per scoprire cosa è successo a suo marito all’interno dell’Area X, una zona caratterizzata da un fenomeno sinistro e misterioso che si sta espandendo lungo la costa americana. Una volta all’interno, le donne scoprono un mondo di paesaggi e creature mutanti che, tanto pericoloso quanto bello, minaccia sia la loro vita sia la loro sanità mentale.
VOTO 7

Dopo l’eccellente lavoro di sceneggiatore per alcuni thriller fantascientifici di grande suggestione come 28 giorni dopo (Danny Boyle, 2002), Sunshine (Danny Boyle, 2007), 28 settimane dopo (Juan Carlos Fresnadillo), e il mio amatissimo Non lasciarmi (Mark Romanek, 2010), Alex Garland aveva esordito in maniera fantastica alla regia con l’apprezzato e sorprendente Ex Machina nel 2015. Tre anni dopo ecco che - ancora con il sottogenere femminist sci-fi, dove dominano, per un verso o per l’altro, le figure femminili (vedi Men, Civil War) – affonda ancora più veemente i colpi sul thriller di fantascienza ipercolorandolo di horror. Difatti questo film attraversa tutti e tre i generi indicati nella scheda: inizia come un thriller misterioso, si tuffa nello sci-fi più azzardato e finisce in un mondo horror che spaventa e dilania l’anima delle cinque donne avventuratesi nel bagliore (shimmer in originale), una sorta di luccicanza che si sta espandendo in una zona costiera americana e avanza inesorabile inghiottendo ogni squadra di militari che vi si addentra.
La fantascienza può avere diverse interpretazioni. Per alcuni, è rappresentata dalle opere di space opera come Star Wars. Per altri, è materiale allegorico da viaggio spaziale come Star Trek. Inoltre, per altri ancora, comprende un’estetica fortemente tecnica, scientifica e/o visionaria. Questo appartiene alla categoria dei film che abbracciano grandi idee in maniera tale da presupporre che gli spettatori siano in grado di recepire i sottintesi e che siano costantemente attenti agli sviluppi della trama. Se nell’esordio il regista si era preoccupato della robotica con le androidi della villa appartata del magnate del software, qui è la genetica che fa da padrona e filo conduttore della logica e della mente della protagonista Lena (Natalie Portman), convinta di essere rimasta vedova dopo che il marito Kane (Oscar Isaac) non si era fatto più vivo né sentire da un anno, dopo aver partecipato con altri militari ad una missione segreta, giusto quella che voleva scoprire i segreti e l’origine del bagliore originato da una luce accecante, forse un corpo celeste, piombata su un faro sulla costa. Cosa era successo all’uomo e ai suoi colleghi, perché non erano più tornati, cosa riserva quel mondo a parte pervaso di luce e colori? Ora Kane, a sorpresa, è riapparso come un fantasma, è sbandato, pietrificato, taciturno ma soprattutto strano e distante. Colto da convulsioni, perde sangue, ha chiaramente emorragie interne agli organi vitali ma l’ambulanza che lo sta trasportando in ospedale viene bloccata da auto di militari che lo portano via con violenza. Il mistero divento un segreto militare, oltre che scientifico.
Il film, che procederà con flashback e flashforward, inizia con la protagonista, la professoressa di biologia ed ex-soldato Lena, tenuta in quarantena e interrogata da un militare in completa tuta sanitaria protettiva dalle contaminazioni, compreso un casco antivirus, Lomax (Benedict Wong) che le rivolge domande insistenti a cui lei risponde con molta incertezza, non essendo in grado di ricordare con esattezza ciò che è successo fino a quel momento, né conosce la fine che ha fatto il marito dopo il rapimento, come sta, se è vivo. Le domande stringenti riguardano la missione a cui la donna ha partecipato nel bagliore da cui non si esce quasi mai vivi. Quasi mai perché, ecco il motivo delle indagini, proprio Kane è l’unico della squadra tornato indietro e le conseguenze che sta sopportando non fanno stare tranquille le autorità. Come lei, d’altronde. Difficile venire a capo della faccenda: ma ora, chi è veramente Kane? E Lena come ha fatto a venirne fuori, per giunta e ancora unica superstite?
Era entrata in contatto con il gruppo militare segreto per cui lavorava il marito conoscendo la dottoressa Ventress (Jennifer Jason Leigh), psicologa, la quale le spiega che “l’Area X”, come è stata denominata (il soggetto del film è il primo romanzo di Jeff VanderMeer della Trilogia dell’Area X) è una zona nella quale tre anni prima era accaduto un fenomeno che aveva dato inizio a un misterioso mutamento biologico ed elettromagnetico capace di impedire l’uso dei droni e tutti coloro che si erano avventurati nella zona, con l’eccezione del morente Kane, non erano mai tornati. La psicologa offre alla biologa la possibilità di unirsi alla nuova squadra che sta nascendo per raggiungere il luogo, con la speranza di trovare una cura per salvare il marito. Lei accetta di aggiungersi alla fisica Josie Radeck (Tessa Thompson), la geomorfologa Cass Sheppard (Tuva Novotny) e il paramedico Anya Thorensen (Gina Rodriguez). “Una spedizione di sole donne.” “No, una spedizione di sole scienziate.” Son presto chiare la finalità e la consistenza del gruppo di lavoro, armato come in guerra di prima linea. Ma entrate nell’Area X, gli effetti non tardano a farsi sentire: le cinque donne iniziano a provare vuoti di memoria dimenticandosi gli avvenimenti di giorni interi, quanti giorni hanno trascorso lì e le apparecchiature GPS e la bussola smettono di funzionare. Durante il cammino incontrano un alligatore gigantesco, un orso enorme (tutti aggressivi e che fanno le prime vittime), arbusti dalle sembianze umane, cambiamenti biologici delle sostanze naturali (pietra, flora, fauna) che mostrano malformazioni tumorali delle cellule, argomento che Lena conosce a menadito essendo precisamente il suo campo di studio e insegnamento. Più ci si addentra più è difficile proseguire, più si va avanti più aumentano i pericoli e le donne diventano prede degli improvvisi nemici che incontrano. Alla fine restano solo in due. Lena e Ventress, proprio nei pressi e dentro il faro, occhio del ciclone dell’intero fenomeno, ombelico del bagliore, cuore del mistero. Lì si comincerà a capire e chiarire i dubbi, anche se non totalmente.
Ora Lena è sotto torchio perché i militari non capiscono e non vedono chiaro, specialmente perché chi risponde (ora lei, poi forse Kane) non ricorda, non sa esattamente, non ha idea di quanto tempo sia trascorso dalla partenza al ritorno, e, sopra ogni cosa, i chiarimenti forniti sono inspiegabili con la scienza a disposizione dell’uomo odierno. Noi, spettatori inermi, ma parte convolta emotivamente nelle terribili avventure a cui abbiamo assistito, pregevolmente trasportati dentro la storia da un meticoloso Alex Garland, come se facessimo parte della spedizione, che sobbalziamo ad ogni strano rumore, che veniamo colti di sorpresa all’irruzione improvvisa di un animale o di una forma, noi capiamo quel che si può, sentendo le argomentazioni scientifiche – reali o realistiche oppure addirittura per noi fantasiose – delle scienziate in cammino e della biologa sotto torchio. Cosa influisce sul corpo degli umani e perché avvengono quei fenomeni della divisione di una cellula in 2, poi in 4, in 8, 16, 32, fino alla moltiplicazione infinita che produce cellule anomale nella materia?
Ma soprattutto, chi è Kane ora? Chi è Lane ora? O meglio, sono essi o sono tornati i loro duplicati? Neanche la stessa donna sa rispondere, anche lei ha dubbi sulla sua persona, alla pari del marito. Inquietante come un horror pur non essendo un film che rientra nella categoria dei film di paura, thriller per i mille interrogativi che pone, dramma intimo e sociale per le conseguenze del singolo e della collettività, fantascientifico per i tanti aspetti lontani dal nostro sapere corrente, il film è tanta roba, come scrissero ai tempi dell’uscita, è un romanzone che inizia col mistero e non finisce, non dà certezze, lascia felicemente inquieti perché la regia costruisce uno shining affascinante, attrattivo, che l’autore, che è un fine sceneggiatore come ampiamente dimostrato, trasforma lo sci-fi horror di partenza in un film action alla maniera del vecchio Predator che tanti proseliti ha fatto nei decenni seguenti.
Alex Garland dimostrava sin dal suo esordio di che stoffa era il suo talento narrativo, ora si conferma, poi darà certezze (Men è davvero inquietante, senza mai essere cattivo) con un quasi capolavoro chiamato Civil War. In questa occasione punta più che mai su un team femminile di ottime qualità: Jennifer Jason Leigh è l’attrice ideale per un personaggio sofferente più nell’intimo che nel corpo, mascherando il personale con la maschera burbera della responsabile ferrea della spedizione; Gina Rodriguez, con il fisico che si ritrova, è il maschiaccio a cui ci ha abituati e da tale si comporta, è la donna muscolare che se va in crisi di nervi è capace di spaccar tutto e litigare anche con chi chiacchierava amabilmente un’ora prima; Tessa Thompson ha le qualità precise per la studiosa nerd, timida, dolce, paurosa ma coraggiosa e fidata amica; Tuva Novotny ha invece un bel personaggio di donna che ha sofferto e che ora si dedica con passione al suo lavoro, dopo aver deciso di essere un’altra persona a seguito della perdita incolmabile della figlia. Su tutti una fantastica Natalie Portman, orami dedita da qualche anno a ruoli non facili e pieni di sofferenze, con problematiche di vario tipo. Davvero brava. Lei interpreta una donna che la vita ha messo alla prova, che la sta cambiando, come i mutamenti genetici di cui è esperta e di cui è testimone nella sua perigliosa avventura.
Il pubblico medio non sa nulla di questa scienza avanzata, deve adeguarsi e stare attento a non lasciarsi sfuggire passaggi importanti. Il pubblico, alla fine, si interroga sulle meraviglie della natura che non è solo il colore e le varietà della flora, dei profumi che emana, ma è anche un insieme di atomi, cellule, tessuti di cui l’umanità deve scoprire ancora tanto. Quanto sappiamo del DNA? Cosa succede a questo quando il corpo viene sollecitato da impulsi esterni di cui non conosciamo la provenienza e la potenza? Come ci si fa a proteggere? Poi l’alieno, il doppio, quella figura da balletto nei movimenti tra Lena ed il suo replicante (di titanio?) ci inquietano non poco ma non è un gioco. Forse è in gioco la salvezza dell’umanità, ammesso che l’esercito e gli scienziati, con l’aiuto delle risposte di Lena, sappiano dare risposte.
Non puntando eccessivamente sugli effetti speciali (buonissimi ma non è questo che interessa al regista), con una riuscita fotografia e con un commento musicale suggestivo (bellissimo l’inserto di Helplessly Hoping dei Crosby, Stills & Nash, meraviglioso), Alex Garland dimostra di essere un grande autore sin dall’esordio fino ad oggi: il suo cinema è fatto con intelligenza e idee spesso innovative. Anche se parte da romanzi già scritti, lui sa adattare il racconto alle sue esigenze e quando termina il lavoro il risultato è sempre sorprendente e solleticante, mai qualunque. Le sue donne non sono le combattive di Luc Besson, sono quelle che loro malgrado si trovano ad affrontare montagne da scalare e non si arrendono mai. Siano esse robot (vedi Ava in Ex Machina) siano vere donne coraggiose (vedi Lee Smith in Civil War). Il suo cinema è sempre tanta roba! Come questa fantascienza che fa pensare, discutere, da vedere.
Il film ha raccolto 17 premi e 63 candidature.
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