Anora (2024)
- michemar
- 20 mar
- Tempo di lettura: 12 min

Anora
USA 2024 commedia drammatica 2h19’
Regia: Sean Baker
Sceneggiatura: Sean Baker
Fotografia: Drew Daniels
Montaggio: Sean Baker
Musiche: Joseph Capalbo
Scenografia: Stephen Phelps
Costumi: Jocelyn Pierce
Mikey Madison: Anora “Ani” Micheeva
Mark Ėjdel’štejn: Ivan “Vanja” Zacharov
Jurij Borisov: Igor
Karen Karagulian: Toros
Vače T’ovmasyan: Garnik
Ivy Wolk: Crystal
Luna Sofía Miranda: Lulu
Alena Gurevich: Klara
Lindsey Normington: Diamond
Paul Weissman: Nick
Dar’ja Ekamasova: Galina Zacharova
Aleksej Serebrjakov: Nikolaj Zacharov
TRAMA: Anora, giovane sex worker di Brooklyn, vede la possibilità di dare una svolta alla propria vita quando incontra e sposa impulsivamente il figlio di un oligarca. Una volta che la notizia raggiunge la Russia, però, l’idillio viene minacciato dai ricchi genitori del giovanotto, che partono subito alla volta di New York per ottenere l’annullamento del matrimonio.
VOTO 7,5

Il sogno americano del sottobosco metropolitano di Sean Baker, regista che ama parlare di figure femminili particolari, non riesce mai a materializzarsi ed allora trova sfogo in finali di compromesso, di “sistemazione” provvisoria, di accomodamento tanto poi si vedrà. Un ricominciare sperando un altro colpo di fortuna magari più stabile. D’altronde, come nel film che più gli aveva dato fama e visibilità, in pieno stile indie, Un sogno chiamato Florida, l’universo umano del ceto a cui guarda è fatto di donne che devono trovare la soluzione al precario stato in cui giacciono da sempre, ai limiti della legalità, un mondo che abita nei motel ai margini delle luci sfavillanti dell’America più ricca, come quel Disney World di Kissimmee, in Florida. Anora Mikheeva, 23 anni, che non è né Cabiria né Pretty Woman, cammina spavalda sui tacchi alti nei bassifondi di Brooklyn e guadagna da vivere come spogliarellista, lap dancer ed escort allo Headquarters, uno strip club di Manhattan, dove è conosciuta come Ani, vive a Brighton Beach, un quartiere russo-americano di Brooklyn, abitando un piccolo appartamento con la sorella. Come la Halley dell’altro film, lei non vede molto lontano per il suo futuro e tira a campare con i mezzi che il destino le ha riservato, con la speranza che un giorno sia migliore.
Grosso modo, l’opportunità si presenta casualmente, inaspettata, durante uno dei tanti incontri osé del suo lavoro, in quel locale semibuio dove gli uomini vanno a trascorrere le ore notturne venendo invitati da una delle tante stripper seminude che li conducono prima nel retro dove gli ospiti paganti si siedono sul lungo divano diviso a spicchi e loro, in slip, si strofinano addosso mandandoli in sollucchero, poi per chi paga di più nei privé per una esibizione singola supereccitante. Le mance sono generose e i turni massacranti, come in fabbrica. Ma tant’è. Baker ci porta dentro l’ambiente sin dalla prima sequenza quando, al suono dei Take That con la loro Greatest Day remixata con Robin Schulz e Calum Scott, spazia con una carrellata orizzontale per scorrere la fila delle girls in fase di strofinio sulle gambe degli uomini e nel frattempo il testo della canzone ci preannuncia quello che potrà succedere alla protagonista, su cui si sofferma per tutti i titoli di testa la macchina da presa:
Today this could be, the greatest day of our lives / Before it all ends, before we run out of time / Stay close to me / Stay close to me / Watch the world come alive tonight / Stay close to me / Tonight this could be the greatest night of our lives / Let’s make a new start / The future is ours to find / Can you see it, can you see it in my eyes / Can you feel it now, can you hold it in your arms tonight / Hold on / Hold on / Hold on / Hold on / Hold on (tonight)
[Oggi questo potrebbe essere il giorno più bello della nostra vita / Prima che tutto finisca, prima che finisca il tempo / Stai vicino a me / Stai vicino a me / Guarda il mondo prendere vita stanotte / Stai vicino a me / Stasera questa potrebbe essere la notte più bella della nostra vita / Cominciamo un nuovo inizio / Il futuro è nostro da trovare / Riesci a vederlo, puoi vederlo nei miei occhi / Riesci a sentirlo ora, puoi tenerlo tra le tue braccia stasera? / Tienilo, tienilo stasera]
Quasi precisamente ciò che accadrà da quella notte in poi.
Il caso vuole infatti che una sera alla sfrontata Anora (Mikey Madison), in arte Ani - di cui non esistono notizie in merito ai genitori, unica fonte parentale è una nonna uzbeca che le ha insegnato un rudimentale russo – per via di questa minima conoscenza della lingua, viene affidato un cliente molto ricco: Ivan (Mark Ėjdel’štejn), detto Vanja, viziatissimo e immaturo rampollo di un oligarca russo, Nikolaj Zacharov. Il ventenne scavezzacollo, pieno di dollari e senza limiti di spesa, si diverte tantissimo e resta entusiasta di quella ragazza così vivace e senza peli sulla lingua, tanto da restarne attratto e, immaginando sedute erotiche di sesso fantastico, le chiede di rivederla nella lussuosissima villa di famiglia dove vive per la vacanza-studio per cui è giunto negli USA: Anora accetta di buon grado, sia per la simpatia che prova, sia per il bel compenso che è riuscita ad ottenere. Oltretutto è un dopolavoro redditizio e piacevole, perché no?
Entrata in una casa che rispecchia la ricchezza di cui dispone il giovane, intravede la possibilità di sfruttare il momento, di cogliere l’attimo e ricavare un buon gruzzolo. E difatti non si fermano solo a quell’incontro perché siamo a ridosso di fine anno e lui, per quella notte, darà una festa sfrenata con amici, musica, droga e divertimento assicurato. Come dire di no, se è solo l’antipasto di ciò che ne può derivare? E nei giorni seguenti l’attività extra continua e si intensifica assieme all’attrazione fisica e quella amicale, che presto porta alla richiesta del ragazzo di diventare suo unico cliente. Anzi, arriva la proposta che non si può rifiutare: Vanja mercanteggia e le offre 15.000 dollari per essere la sua fidanzata per un’intera settimana di vacanza a base di sesso, alcol e, perché no, qualche sostanza che allieti giorni e notti. Lei gli darà in cambio quella che si definisce una girlfriend experience, ossia una prestazione di servizi non solo sessuali, ma che comprendono anche la sfera sociale e affettiva del cliente, ricreando un’intimità che simuli quella di una relazione al di fuori dello scambio economico. Accipicchia, pensa lei, poteva anche chiedere di più, visto che l’altro non bada a spese! Come cantavano i Take That? Oggi questo potrebbe essere il giorno più bello della nostra vita / Prima che tutto finisca, prima che finisca il tempo / Stai vicino a me.
Il rapporto mentale decolla come un missile, quello fisico vola con brevi ma frequenti esercizi sessuali famelici e assieme assumono i connotati di un legame affettivo quasi vero, tanto da indurre il maschio, nell’ultima allegra nottata della sfrenata vacanza, appena scolorita dal pensiero che si lasceranno, a dichiararsi innamorato e che avrebbe la soluzione giusta e definitiva per loro: Vanja vuole sposare Ani! Sposarsi??? E dove se non a Las Vegas, città dei casinò e delle cappelle bianche dove un ufficiale civile unisce in matrimonio chiunque dichiari la propria volontà di farlo? Perfetto per loro due, partono come due fidanzatini innamorati. In realtà, lei è abbastanza infatuata ma lo spettatore si accorge che per lei è preponderante più che altro la prospettiva di smettere di prostituirsi e di iniziare una vita senza rinunce. D’altro canto, lui non nasconde (e ce ne accorgiamo) che l’idea di tornare in Russia per vivere con gli insopportabili genitori, che disprezza, e lavorare per il padre non è il massimo delle sue aspirazioni e che sposando una cittadina americana otterrebbe la green card potendo restare negli USA senza problemi. Amore e convenienza, ma in chissà quale ordine preminente. Non importa: sono giovani, ricchissimi, felici, sessualmente disinibiti e senza controllo di parenti rompiscatole.
Fin quando la notizia giunge sui giornali di gossip in Russia. Fine della prima fase.
Perché, in effetti, il film ha tre differenti fasi, tre stili, tre toni che spaziano dalla commedia (come s’è visto sinora) alla parte mediana in cui si fa largo l’invadenza e la violenza dei burberi scagnozzi, scatenati dalla madre russa Galina Zacharova tramite l’affarista armeno Toros. I due mandatari, Garnik e Igor, fanno irruzione nella vita tranquilla dei giovani per portarli di forza in tribunale per richiedere l’annullamento del matrimonio. Questo è l’ordine della mamma! Siccome Vanja è solo uno smidollato, scappa via e lascia Ani nelle mani degli emissari, la quale si difende letteralmente con le unghie e con i denti. Stadio del film che oscilla tra il noir e la commedia, dato che Baker sceglie di impostare una violenza (in)volontariamente comica: strilli nevrastenici della ragazza, goffaggine dei due energumeni, botte da orbi che questi subiscono dalla indomabile fanciulla.
La terza fase è quella dove la commedia cessa del tutto ed il film intraprende la strada drammatica svelando il reale carattere di vari personaggi finora comparsi sullo schermo. Vanja, che torna Ivan, è un giovane nel periodo più difficile della sua breve vita e deve ancora trovare la sua via. È senz’altro ribelle, enigmatico, introspettivo, determinato ma alla vista dei genitori - che piombano in scena atterrando con il super jet di famiglia dal momento che i tre messaggeri, violenti ma incapaci, non sono adatti a risolvere la insopportabile (per loro) faccenda – si liquefa come una caramella al sole e non tarda a sottomettersi (son comodi i soldi del papa!) e a ritrattare i giudizi su Ani, arrivando a definirla una prostituta qualsiasi. Se Galina è una tigre siberiana decisa a tutto, generalessa con pieni poteri che con comandi precisi dà ordini affinché tutto si risolva in poche ore, il marito Nikolaj Zacharov si estranea e se la ride godendosi lo spettacolo senza nascondere come non sopporti né moglie né figlio, a cui sta già prevedendo di metterlo al lavoro appena in patria.
Chi non cambia e resta la stessa di sempre è la nostra Anora, ferma nel suo carattere deciso e impulsivo: si era illusa e ora si trova defenestrata e giù dal podio di signora Zacharova dalla vera ed unica signora Zacharova; aveva creduto nella sincerità del partner ed ora si accorge che era fasullo; aveva appena provato l’ebbrezza della agiatezza ed ora deve tornare negli appartamentini di Brooklyn; credeva di aver trovato l’amore invece era un bidone. Era la Ani dello Headquarters e lì sa che deve tornare. Tutta una illusione, un abbaglio dovuto ad un amaro inganno perpetrato da un ragazzo senza spina dorsale. Insomma, un sogno, come quello chiamato Florida, dove il rosa dominava la scena e che qui si è trasformato nel nero della notte, del buio del club, del futuro che la aspetta. L’unico utile che le resta è la cifra pattuita per aver ceduto alle pressanti richieste della zarina di famiglia. Come al solito, tutto si risolve con il danaro che i ricchi pagano per non aver fastidi con gente che non ritengono alla loro altezza.
Commedia, noir, dramma. Pare la parabola della vita che sembra allegra da bambini, dura da adulti, triste in vecchiaia vicini alla morte. Anora non è la cameriera (o la prostituta di buon cuore) che conquista il principe e diventa principessa: gliel’hanno fatto assaggiare quella gioia, ma era evanescente, nebbiosa, inconsistente. Le protagoniste di Sean Baker tornano nel loro guscio spiantate come prima e maggiormente disilluse. Se hanno commesso un errore è stato quello di credere in buona fede, di essersi innamorate. La vita non prevede cose facili per quelle come loro, che conoscono solo la seconda e terza fase: la prima non se la ricordano più. Lei è una Cenerentola urbana che ha aspettato troppo e la mezzanotte è scattata, per cui ora torna a casa a piedi. Però, menomale, con un piccolo premio di consolazione.
Si chiama Igor (Jurij Borisov), è uno dei due scagnozzi di Toros, il nervoso ed easurito corrispondente a NY degli Zacharov. Igor è silenzioso, mai violento per davvero, se ne sta sempre in un cantuccio pronto ad obbedire. Se lo vedi e lo trascuri è un errore. L’occhio del cinefilo deve accorgersi che, quando entra in scena, il regista non lo trascura mai, lo mette magari in fondo all’inquadratura, fuori fuoco, ma è sempre lì che osserva. Ecco, quella è la sua dote: osserva tutto e in silenzio, con l’occhio vigile in attesa degli ordini. Ha un viso aperto, sincero, dallo sguardo trasparente e la sua attenzione, sempre vigile, è rivolta sempre alla ragazza che guarda impietosito e intenerito. Che avrà una funzione importante per il finale e per Anora è lampante, non si spiega diversamente se l’obiettivo della macchina da presa non lo trascura mai. Lui sarà decisivo, anche se per tutta la durata la ragazza lo offende con gli epiteti peggiori di questo mondo, lo maltratta e lo picchia. Lui ricambia con gentilezza, senza mai prendersela più di tanto, scusandola per via delle offese che sta inopinatamente ricevendo dagli Zacharov. La vuole aiutare ma riceve solo insulti. Ma ha pazienza e vincerà nel finale. Bellissimo personaggio, il più tenero di tutti.
Dalle donne transgender di Tangerine (girato con un semplice iPhone 5!), che è l’odissea losangelina di una prostituta appena uscita dal carcere, alla madre single di Un sogno chiamato Florida, che mantiene sé e la figlioletta ricevendo clienti in un motel a due passi da DisneyWorld; dall’ex pornodivo male in arnese di Red Rocket, eccoci a questa novella puttana che attira la simpatia del pubblico, che il regista elabora nel film più sofisticato che sia riuscito a realizzare, il meno indie della sua vita (in fondo lo è, con un budget di 6 milioni di dollari che vuoi girare?), ma anche il più effervescente, il più scatenato, alla pari della sua inesauribile protagonista. Forse è la sua passione per la figura delle sex workers, forse l’ambiente tumultuoso delle vite dei personaggi invisibili e scartati, forse è l’interesse per le coppie che nascono come fiori nella terra arida, certo è che è un cinema filmato molto bene, con tecnica e conoscenza delle tecniche e prova ne è che cura in prima persona anche la sceneggiatura ed il montaggio.
Un cinema dove c’è sempre qualcuno che corre, che si agita, che si sbatte senza ottenere nulla o quasi (una ricompensa c’è, alla fine, ma non è mai ciò che si vorrebbe), e poi ci sono spazi in cui i protagonisti, singolari e vicini alla disperazione, devono percorrere di corsa, con le scadenze alle spalle e davanti. La bellezza sta anche nel fatto che alla fine conosciamo bene i personaggi, segno che il regista/sceneggiatore li sa descrivere alla perfezione. Allargando la visuale, ci si accorge come l’opera sia sì qualcosa che ci ricorda le strutture del cinema classico ma poi fa qualcosa di completamente nuovo, che è veritiero e inaspettato. È semplicemente un’esplosione di novità perché, quando l’indie si afferma così prepotente, non è più un cinema di nicchia, è il cinema di tutti coloro i quali vanno in sala e si lasciano conquistare dalla narrazione entrando nei meccanismi lontani dal mainstream.
La fortuna del film è anche nella straordinaria e debordante interpretazione di Mikey Madison, che ha sorpreso tutti. Con poche esperienze all’attivo, praticamente sconosciuta, si conquista con l’esuberante personaggio tutta l’attenzione dello spettatore, assimilando evidentemente il carattere di Anora in toto, caratterizzandolo fino al midollo. Se il film piace non è solo per i meriti intrinsechi ma anche e forse soprattutto perché d’ora in poi, pensando al film, verrà in mente innanzitutto lei, disinvolta e disinibita con il corpo esposto, ma senza mai, attenzione, essere volgare, bensì attraente, erotica senza eccessi. Non è proprio bella nel senso classico, ma lo diventa nel corso del film. Che, mi va sempre di evidenziarlo, è in effetti troppo lungo, in primis per il protrarsi di alcune scene che io, da semplice appassionato, avrei preferito accorciare. Vivace, espansiva, estroversa, incapace di star zitta se si vede maltrattata: questa è Anora e la Madison la rende visibile e padrona assoluta dello schermo. L’Oscar vinto non era scontato (difficile dire che era la migliore) perché aveva concorrenti temibili ma credo che il mondo hollywoodiano ne sia rimasto soggiogato per la simpatia che attira e poi perché, nel femminismo imperante nel cinema di oggi, è stato anche un segnale.
Jurij Borisov, l’Igor dal volto umano, non passa inosservato, proprio come era successo in Scompartimento n. 6 che lo ha fatto conoscere maggiormente in occidente. Notevole il modo con cui, per gentile concessione di regia e sceneggiatura, abbia saputo farsi largo e notare in un gruppo di personaggi sempre in movimento e aggressivi: si crea il suo spazio sin dalla prima inquadratura (almeno per chi lo nota come me) e si fa seguire sino al gesto più romantico di tutto il film, nel finale mesto come ogni volta che si rimettono i piedi per terra. Il volo è terminato e si torna alla vita quotidiana fatta di difficoltà e di sopravvivenza.
La mia riflessione finale e personale è che il film non conquista immediatamente ma nella fase di sedimentazione si apprezzano i molti aspetti che nasconde e, soprattutto, la fattura di qualità e la bravura degli attori principali. Non è poco. I 5 Oscar sono inaspettati ed infatti sono una sorpresa: non so se sia il miglior film dell’anno, ma c’è tanto di buono. Fa piacere vederlo perché è realizzato molto bene e dimostra che le decine, se non le centinaia, di milioni di dollari di tanti film non sono sempre indispensabili.
Riconoscimenti
Premio Oscar 2025
Miglior film
Miglior regista
Miglior sceneggiatura originale
Miglior attrice a Mikey Madison
Miglior montaggio
Candidatura al miglior attore non protagonista a Jurij Borisov
Golden Globe 2025
Candidatura per il miglior film commedia o musicale
Candidatura per il miglior regista
Candidatura per la miglior attrice in un film commedia o musicale a Mikey Madison
Candidatura per il miglior attore non protagonista a Jurij Borisov
Candidatura per la migliore sceneggiatura
2025 – BAFTA
Miglior casting
Migliore attrice a Mikey Madison
Candidatura per il miglior film
Candidatura per il miglior regista
Candidatura per il miglior attore non protagonista a Jurij Borisov
Candidatura per la miglior sceneggiatura originale
Candidatura per il miglior montaggio
Festival di Cannes 2024
Palma d’oro
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