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Hit Man - Killer per caso (2023)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 20 mar
  • Tempo di lettura: 7 min

Hit Man - Killer per caso

(Hit Man) USA 2023 commedia thriller 1h55’

 

Regia: Richard Linklater

Soggetto: Skip Hollandsworth (articolo giornale)

Sceneggiatura: Richard Linklater, Glen Powell

Fotografia: Shane F. Kelly

Montaggio: Sandra Adair

Musiche: Graham Reynolds

Scenografia: Bruce Curtis

Costumi: Julianna Hoffpauir

 

Glen Powell: Gary Johnson / Ron

Adria Arjona: Madison “Maddy” Figueroa Masters

Austin Amelio: Jasper

Retta: agente Claudette

Sanjay Rao: agente Phil

Molly Bernard: Alicia

Evan Holtzman: Ray Masters

Mike Markoff: Craig

Gralen Bryant Banks: serg. Hank

Molly Bernard: Alicia

Evan Holtzman: Ray

 

TRAMA: Gary Johnson, un professore di psicologia e filosofia che nel tempo libero lavora per la polizia, è costretto ad impersonare un sicario per catturare proprio le persone che gli ordinano un assassinio.

 

VOTO 6,5



Nonostante le apparenze innocue ed educate di docente, Gary Johnson è l’assassino professionista più ricercato di New Orleans. Ma davvero? Possibile? No, infatti! È tutta una montatura, anzi di più. Questo mite professore universitario di psicologia e filosofia, interpretato da Glenn Powell, è un uomo divorziato del tipo che passa inosservato, un egregio signor nessuno, con un paio di gatti e una vita anonima, vestito in maniera poco curata, oggetto di scherno da parte dei suoi studenti che lo prendono in giro almeno per la sua vecchia Honda Civic. Fatti che non lo toccano né gli fanno cambiare stile di vita. Abita nella periferia residenziale di New Orleans nei pressi del Boulevard dedicato al musicista Allen Toussaint, di cui si ascolta un brano nel commento musicale del film. Ama insegnare ed è competente delle materie, che sa spiegare con efficacia tenendo sempre sveglia l’attenzione dei discenti. È anche un tipo preciso, tecnologicamente preparato, tanto da avere un secondo lavoro, part time, con la polizia locale come tecnico di registrazione nelle intercettazioni ambientali. Un furgone opportunamente malandato porta in missione lui e gli agenti effettivi Clodette e Phil. Un giorno la sua vita subisce uno scossone perché il sergente gli chiede di sostituire Jasper, il loro agente sotto copertura che è stato momentaneamente sospeso.



Io?, sembra chiedersi lo stupito Gary. Ma a fare cosa: il lavoro coperto dell’estromesso è quello della talpa, cioè quello di atteggiarsi a killer di professione, a sicario a pagamento, in modo da avvicinare il mandante di turno e farlo parlare della commissione e del compenso, mentre i due del furgone registrano la conversazione. Inimmaginabile vedere il prof recitare la parte dell’assassino su commissione, lui che non sa neanche maneggiare una pistola. Tant’è che il sostituito Jasper lo deride in quanto incapace. Ed invece il primo appuntamento, tra una lezione e l’altra, va benissimo, lasciando sbalorditi i poliziotti, increduli delle capacità recitative dell’uomo. Il quale, a questo punto, non solo ci trova gusto ma sa anche inventarsi personaggi tra i più disparati killer che gli vengono spontanei, facendo cadere nel tranello tutti coloro che richiedono i suoi servizi, venendo immediatamente arrestati perché colti in flagranza. Uno spasso per Gary.



L’oliato meccanismo si inceppa quando la richiesta gli arriva da una bellissima donna, Madison (Adria Arjona), sposa infelice e maltrattata da un uomo che vuole far uccidere. Tutto va a rotoli (e non la fa arrestare) perché invece di tenderle l’imboscata come suo compito, la convince piuttosto a mollare il marito e costruirsi una nuova vita con i soldi che aveva messo da parte per pagare il sicario. Il sergente Hank si stupisce del comportamento del collaboratore, alla pari degli agenti, ma Gary ha imparato bene in quel periodo a trovare escamotage e scuse per cavarsela brillantemente e rimedia all’impasse con pretesti sufficientemente giustificabili. Ma nel frattempo segue, diciamo, da vicino i risvolti della svolta di vita della donna che ha conosciuto. Evidente la simpatia che avvicina i due e non bisogna attendere molto per vederli molto vicini, fino all’epilogo sessuale. Fin quando, all’uscita da un club, vengono pizzicati dal marito abbandonato che gli si scatena contro.



Il film diretto, e scritto dal sempre imprevedibile e brillante Richard Linklater assieme all’attore protagonista (alla sua terza presenza nei film del regista), era iniziato con l’impronta della commedia sebbene sia pieno di agenti di polizia, perché in buona sostanza si parla di omicidi e armi ma non accade nulla di criminoso, né tantomeno si vedono cadaveri. Al massimo si ipotizza, si discute, si ordinano omicidi ma non c’è ombra di sangue o violenze. Come di consueto nei film di questo regista, efficacemente coadiuvato nella stesura della sceneggiatura da Powell, i dialoghi sono vivaci, continui, perfino simpatici, recitati da attori che stanno al gioco del crimine ipotetico e delle parole senza conseguenze, frasi che devono rimediare agli errori e alle distrazioni del protagonista e di chi gli fa obiezioni. Un film, quindi, tutto giocato su un’apparente improvvisazione con piccoli ma continui colpi di scena, innanzitutto perché più di una persona si accorge che Gary, che sotto copertura si fa chiamare Ron, sente attrazione e forse frequenta l’unica persona che non sono riusciti ad incastrare, che, guarda caso, è una giovane donna molto attraente.



Era iniziato come una commedia ma con l’irruzione del marito di Madison e le conseguenti complicazioni del caso e del ritorno del Jasper che rivuole il suo posto, la faccenda si complica maledettamente e vira di colpo verso il thriller, ma non quello classico con tanto di morti e sparatorie, ma sempre, invece, venato da gocce di grottesco e sorrisetti. Questo perché Gary anziché Ron e viceversa si deve sdoppiare a seconda del luogo e della situazione, e deve anche trovare il giusto linguaggio e l’adeguato comportamento in base alle persone che incontra: polizia o amante o allievi. Nel frattempo, giusto per mantenere viva la brillantezza della commedia, la postura, il comportamento e la cura della persona di Gary – forse risvegliato dall’amore con Maddy – lo hanno cambiato sino al punto che le studentesse osservano meravigliate come sia diventato così figo all’improvviso. Appunto, non è un thriller verace, è un giallo da vispo intrattenimento. Ma ecco ancora una giravolta e la svolta che non t’aspetti: il morto. Il cadavere da far sparire e come giustificare l’assicurazione da due milioni di dollari a favore della bella, ed ora più sensuale che mai, Madison, il che fa scattare subito i dubbi e i ripensamenti di Ron, ora ormai scoperto come talpa e come Gary.


Committenti arrestati


Può finire male e lasciare tutti scontenti un thriller se deve avere il bel vestito della commedia e far comunque divertire il pubblico? Figuriamoci, poi, se il pubblico è quello di Linklater, quello che si attende le battute umoristiche e le situazioni ai limiti del surreale, a cui questo film va vicino. Ammetto che la prima parte del film mi sembrava davvero sciocca e senza sale e il mio interesse calava di minuto in minuto, ma per fortuna, quando la trama ha cominciato a complicarsi e sono affiorate le prime situazioni scomode, pur sempre leggere, il film intraprende un altro viaggio e stimola non solo l’interesse ma anche la stima del giudizio positivo. E difatti i meriti vanno innanzitutto alla buona sceneggiatura e poi alla stimolante prestazione di Glen Powell, attore che ha avuto qualche chance in film d’azione e commedie romantiche, ma quasi sempre di seconda fila. Ora ha colto l’occasione e si è distinto abbastanza bene. Il resto del merito va ovviamente ad un regista esperto come Richard Linklater il quale, a prescindere dal memorabile trittico romantico con Ethan Hawke e Julie Delpy, ha spaziato sempre tra commedie ed opere riguardanti la crescita dei giovani e la loro formazione nell’ambito della società americana.



Non è, sia chiaro, un film irresistibile, ma è un piacere guardarlo essendo un prodotto romantico, sexy, esilarante, soddisfacente e rappresenta una vera e propria sterzata da star per Glen Powell e diventa anche interessante la disquisizione che se ne può ricavare: cosa resta del proprio “sé” quando si assumono tante personalità differenti come ha fatto il protagonista del film? Sa rientrare in se stesso quando si spoglia dei panni finti? Il motivo del quesito lo si capisce vedendo quanti e quali connotati differenti, quanti abiti a lui poco congeniali lo fanno cambiare nel corso della storia. Anzi, questa digressione assume un significato più pregnante quando lo ascoltiamo parlare e istruire i suoi studenti, in maniera che rivela anche la sua doppia vita: “Quanti di voi pensano di conoscersi? Quanti conoscono il proprio sé? E cosa direste se scopriste che il vostro sé non è invece per nulla vostro ma è frutto di una costruzione, un’illusione, una fiction, un ruolo che avete interpretato per tutta la vita?”. Ecco spiegato da lui stesso il fondo psico-filosofico del Gary / Ron che abbiamo seguito lungo la trama.


Travestimenti da sicario di Gary


L’altro gioco a tranello e scherzoso del film è che nei titoli di coda si scopre che la storia deriva da fatti realmente accaduti ed è tratta da un articolo di un giornalista ed infatti scorrono le fotografie del reale personaggio con uno sberleffo finale, con la scritta “Zero Murders. (“We made that part up.”) - Zero Omicidi. [“Quella parte ce la siamo inventata.”]. Ah! Regista e sceneggiatori hanno ammorbidito la figura dell’uomo perché in realtà quel giornalista, Skip Hollandsworth, scriveva “Gary Johnson is the most sought-after professional killer in Houston. In the past decade, he’s been hired to kill more than sixty people. But if you pay him to rub out a cheating spouse or an abusive boss, you’d better watch your own back: He works for the cops.” [Gary Johnson è il killer professionista più ricercato di Houston. Negli ultimi dieci anni, è stato assunto per uccidere più di sessanta persone. Ma se lo paghi per stroncare un coniuge traditore o un capo violento, faresti meglio a guardarti le spalle: lavora per i poliziotti]. Capito che individuo? Anche il grande e unico Woody Allen aveva girato un film su un filosofo che commette un delitto (ricordate Irrational Man?), ma quello è un altro discorso.



Ok, s’è scherzato, era una commedia, a tratti dark, ma sempre per sorridere e scherzare col fuoco dei delitti. E, di sicuro, Glen Powell se la cava più che egregiamente, dando una bella spinta alla sua carriera, anche come scrittore di script, tanto che non è mancato il riconoscimento.

Adria Arjona fa la sua giusta parte: siccome è bella e sa essere conturbante con quel tocco di bugiarda patentata dipinto sul volto sexy, i dubbi dello spettatore non tardano ad arrivare.

Il resto del cast svolge diligente il compito assegnato, da un – certamente – divertito Richard Linklater.

Buon divertimento.



Riconoscimenti

5 premi e 20 candidature, tra cui:

Golden Globe 2025

Candidatura per il miglior attore protagonista a Glen Powell



 
 
 

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