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La memoria dell’assassino (2023)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 8 mar
  • Tempo di lettura: 6 min

La memoria dell’assassino

(Knox Goes Away) USA 2023 thriller 1h54’

 

Regia: Michael Keaton

Sceneggiatura: Gregory Poirier

Fotografia: Marshall Adams

Montaggio: Jessica Hernández

Musiche: Alex Heffes

Scenografia: William Arnold

Costumi: Michele Michel

 

Michael Keaton: John “Aristotele” Knox

James Marsden: Miles Knox

Suzy Nakamura: detective Emily Ikari

Joanna Kulig: Annie

Al Pacino: Xavier Crane

Marcia Gay Harden: Ruby Knox

John Hoogenakker: detective Rale

Ray McKinnon: Thomas Muncie

Lela Loren: Cheryl Knox

Dennis Dugan: Philo Jones

Morgan Bastin: Kaylee Knox

 

TRAMA: Al sicario John Knox viene diagnosticata una grave forma di demenza in fase terminale quando il figlio Miles ritorna nella sua vita e gli chiede di aiutarlo a disfarsi del corpo di un uomo che ha ucciso.

 

VOTO 6



John Knox (Michael Keaton), detto anche Aristotele, soprannome rimasto dai tempi della Guerra del Golfo per la sua passione per la filosofia, è un sicario alle dipendenze del fantomatico Jericho, un boss del crimine. Per la sua attività criminale e per il carattere scontroso e violento, da anni si è allontanato dalla moglie Ruby (Marcia Gay Harden) e dal figlio Miles (James Marsden) e vive da solo interagendo solo con gli altri membri del suo giro. L’unica a frequentarlo veramente è Annie (Joanna Kulig), la prostituta polacca che va a trovarlo a domicilio una volta alla settimana e che condivide l’amore per i libri. Prima di portare a termine l’ennesimo lavoro commissionatogli, da svolgere con il consueto compare Thomas Muncie (Ray McKinnon), avvisa quest’ultimo che deve assentarsi per un giorno per una questione personale. In realtà deve prendere un volo avendo un appuntamento con un dottore specializzato in malattie neurologiche: da qualche tempo ha vuoti di memoria, non ricorda i nomi delle persone e degli oggetti. Persino quella sera cerca di salire in un’auto che non è la sua. La diagnosi è pessima: una forma aggressiva di demenza chiamata malattia di Creutzfeldt-Jakob, molto peggiore e più veloce dell’Alzheimer.



La brutta notizia lo spinge a decidere di organizzarsi in modo da ritirarsi dell’attività e lasciare quello che ha accumulato degli anni, contanti, quadri e preziosi, in modo da dividerlo – nonostante tutto – tra la moglie separata, il figlio che non vede da molti anni e la fedele amica di sesso a pagamento. In parti uguali, come dice al fidato amico a cui affida il compito. Si considera praticamente in pensione, anche perché non è più in grado, ma una grande sorpresa lo attende. Una sera bussa alla sua porta un giovane che, ovviamente, fa fatica a riconoscere. È suo figlio Miles, sporco di sangue e disperato nel comportamento, avendo ucciso a pugnalate un cattivo soggetto, che ha messo incinta la sua figlia sedicenne. Non sa come rimediare e, conoscendo l’abilità del padre, è corso da lui per chiedergli aiuto nell’angoscia più totale.



John credeva di finire in pace le poche settimane restanti che il medico aveva previsto ed invece si trova con questa rogna da risolvere, per giunta malvolentieri, sia per la scarsa voglia sia per essersi trovato davanti una persona che riteneva ormai messa da parte per sempre. Non si scompone più di tanto, è un esperto in materia, è un killer professionista ed un meticoloso cleaner della scena dei crimini. È facile per lui, senza mai darlo a vedere, immaginare un perfetto piano per fuorviare le indagini della polizia che scatteranno subito, dato che il figlio ha lasciato molte tracce nella casa del delitto: impronte, DNA, immagini sulle telecamere del sistema di sicurezza del complesso abitativo, sangue sui suoi abiti. Lo vediamo all’opera con estrema efficienza, anche se non capiamo la strategia, dal momento che fa in modo che la polizia trovi effettivamente tracce del figlio. A cosa mira esattamente?



Le indagini sono a cura del detective Emily Ikari (Suzy Nakamura), una poliziotta precisa come un cronometro, dall’acume deduttivo non comune, che gli altri sopportano a malapena per via delle sue osservazioni pungenti. Presto è prossima a conclusioni vicine all’accaduto e non tarda a interrogare John e Miles, accompagnato dalla moglie Cheryl e dalla figlia Kaylee, con il giovane che entra in panico. Lui invece è tranquillo, sa bene il fatto suo e aspetta l’evolversi della situazione e delle indagini, soprattutto quelle scientifiche, avendo studiato ogni particolare in anticipo. È sempre efficiente ma giorno dopo giorno ha disturbi pesanti e la memoria non lo aiuta più, facendosi aiutare dal vecchio amico e collega Xavier Crane (Al Pacino) che lo consiglia in maniera disinteressata. Pare essere in un minuscolo Memento. Molte cose accadranno, alcune di queste abbastanza sorprendenti. Ma fino ad un certo punto.



Toh, verrebbe da dire: in Michael Keaton si è risvegliata la voglia di dirigere un film. Era accaduto solo una volta, per giunta ben 15 anni prima, con un noir, The Merry Gentleman, di cui si hanno poche tracce in Italia e di cui leggo giudizi nefasti, che tratta ancora di un killer. Torna quindi sullo stesso percorso ma con una pellicola che si lascia vedere meglio, ma con alcuni difetti non secondari. La sceneggiatura di Gregory Poirier è grossolana (vedere la transizione da vegano a divoratore di costolette), con diverse frasi ad effetto e con un grave errore (come hanno fatto a non correggere?) che spiazza non poco. Come se la malattia dei buchi della memoria abbia colpito anche l’estensore dello script: la prostituta Annie, la sempre prosperosa Joanna Kulig (da ricordare la sua bella prova nel bellissimo e premiato Cold War di Paweł Pawlikowski, del 2018) è da tempo a conoscenza del terzo che le spetterà come eredità ma nello scoppiettante prefinale dimostra di non esserne al corrente. Incredibile!



John Knox è in sicario e un veterano della Guerra del Golfo, un militare tanto esperto da aver prestato servizio oltre le linee del nemico ed è un tipo colto con tanto di studi filosofici (da cui “Aristotele”), fino a stupire la polizia che è sulle sue tracce. Lo è perché il piano che ha preparato ha uno scopo ben specifico ed è una delle sorprese della trama. Ma ciò basta solo a coprire parzialmente le mancanze del film, che, comunque, riesce a tenere viva l’attenzione, pur senza entusiasmare più di tanto. Il giudizio è languidamente sufficiente proprio per questo e per la buona performance di Michael Keaton, la cui mimica facciale, ripresa spesso in primo piano, serve a dimostrare come sia ancora in grado di poter esibire una eccellente recitazione. Piuttosto è James Marsden che recita un tantino sopra le righe, atteggiamento richiesto evidentemente per mostrare la sua agitazione a causa dei guai in cui si è cacciato. Pochi minuti per Marcia Gay Harden, alquanto sottotono, che ha il suo momento importante per il rimpianto per la vita andata diversamente da come avrebbe potuto.



Dato che il neurologo aveva pronosticato “weeks, not months”, il regista attore suddivide la narrazione in capitoli numerando le settimane, fino a giungere alla settima. Che avrebbe potuto essere anche il titolo originale, dedicato invece al triste addio del protagonista. Che deve andar via, come ripete continuamente agli altri, i quali invece pensano che abbia bisogno di partire e sparire dalla circolazione per via del suo mestiere. Chi lo guida in quegli ultimi giorni densi di decisioni e movimento è l’amico Xavier, un ormai anziano ed arruffato ma sempre incisivo (un po’ troppo utilizzato nel suo tipico cliché mefistofelico) Al Pacino, a cui Keaton regala un omaggio con una breve sequenza di ballo che ricorda il mitico tango di Scent of a Woman - Profumo di donna.



La malattia del protagonista (che è ostacolo e sollievo allo stesso tempo), che rappresenta l’altra faccia condizionante della trama, rende il film un po’ malinconico ma si sposa bene con la condizione di un killer al tramonto, facendo risaltare il rimpianto di una esistenza affettiva migliore. Per via del suo tremendo mestiere ha dovuto rinunciare a tutti i suoi affetti con una freddezza e una spietatezza che ora, nella maturità, non gli appartengono più. Oggi, sull’orlo della vita, gli dispiace aver trattato così moglie e figlio, oltre a non aver goduto della presenza di una nipote che avrebbe potuto difendere meglio dalle grinfie di un pericoloso molestatore seriale online che avrebbe fatto fuori volentieri in prima persona.

“L’hai seppellito?”

“No, perché?”

“Se tu l’avessi fatto, l’avrei tirato fuori e ucciso di nuovo.”

Ecco perché, compiendo un ottimo lavoro fuorviante, John decide di aiutare il figlio, almeno per ripagarlo dell’assenza di tanti anni.



Insomma, si poteva far meglio partendo da un soggetto che non è male in partenza ma per un ritorno alla grande necessitava una sceneggiatura più precisa e incisiva e una maggiore maestria nella direzione di un cast che non è per nulla male. Anzi, anche l’orientaleggiante Suzy Nakamura (meglio nota come comica negli USA) è un bel tipo di attrice che si cuce addosso una poliziotta presuntuosamente efficiente che cade nel trabocchetto preparato dal sicario. Se il film ha un pregio è che molti personaggi non solo ciò che sembrano. Il che è già qualcosa.



 
 
 

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