Scrapper (2023)
- michemar
- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 6 min

Scrapper
UK 2023 commedia/dramma 1h24’
Regia: Charlotte Regan
Sceneggiatura: Charlotte Regan
Fotografia: Molly Manning Walker
Montaggio: Matteo Bini, Billy Sneddon
Musiche: Patrick Jonsson
Scenografia: Elena Muntoni
Costumi: Oliver Cronk
Lola Campbell: Georgie
Harris Dickinson: Jason
Alin Uzun: Ali
Cary Crankson: Barrowclough
Carys Bowkett: Emily
Freya Bell: Layla
Laura Aikman: Kaye
Ambreen Razia: Zeph
Aylin Tezel: Nina
Olivia Brady: Vicky
TRAMA: Georgie, una sognante ragazzina di dodici anni, vive felicemente da sola nel suo appartamento londinese, riempiendolo di magia. All'improvviso, suo padre si presenta e la costringe a confrontarsi con la realtà.
VOTO 7

Si fa presto a pensare di aver messo a fuoco, leggendo la breve trama esposta, l’esistenza della giovanissima adolescente protagonista. Niente affatto. Georgie (Lola Campbell) è una sveglia dodicenne dai capelli biondi raccolti in una lunga treccia che, incredibilmente, al limite dell’umano comprensibile, vive da sola (!) nell’appartamento di una zona popolare periferica di Londra, da quando sua madre Vicky è morta. Chiunque si chiederebbe come mai i servizi sociali non siano interventi ma il bello è proprio qui: lo hanno fatto e con loro finge, e fa credere benissimo, di essere badata da suo zio (ma si può chiamare uno zio, Winston Churchill?). Difatti, in una delle prime sconcertanti scene, la vediamo armeggiare con lo smartphone per registrare risposte jolly con la voce del commesso dove va a fare la spesa, da utilizzare al telefono quando i servizi la chiamano per controllare che tutto proceda liscio. A seconda della domanda lei sceglie la risposta registrata e idonea per la risposta. Stiamo facendo colazione, va tutto bene, adesso te la chiamo, e così via. Furbastra? Direi diabolica! Solo il suo intimo amico Ali sa la verità e la aiuta nel suo lavoro (!) di sostentamento e cioè rubare le biciclette, che eventualmente rivende ad una conoscente che ne ha un garage pieno e traffica come venditrice.

È orfana di madre, poverina, ma non sappiamo nulla del padre. Anzi, neanche lei ha la minima idea di chi sia e dove sia o se esiste ancora. Per lei è una figura che non fa parte della sua vita e dei suoi pensieri. È sola e se la cava da sola, alla pari di un qualsiasi altro essere vivente. Chi le manca è solo la mamma, di cui soffre l’assenza senza darlo a vedere più di tanto e quando ne parla con il fidato Ali, confessa che sta affrontando le cinque fasi del lutto ed ora calcola che grosso modo è nella fase tra la terza e la quarta. Sì, ci pensa ma resiste e tira avanti, come un’adulta. Per quanto riguarda il resto e la sua esistenza insiste per tenere la casa esattamente come Vicky l'ha lasciata, e si consola con un video sul suo telefono di lei e sua madre. Ora la osserviamo durante le vacanze estive della scuola mentre trascorre il tempo chiacchierando con l’amico, andando in giro a dare un’occhiata alle bici parcheggiate, giocando nella sua stanza segreta chiusa da un lucchetto, dove ci sono i ricordi più cari, abbellita da disegni e scritte sui muri, promessi per il futuro, scatola per gli attrezzi da lavoro. Per il suo “lavoro”. È vietato a tutti mettervi piede.

Un giorno accade l’imprevedibile: un giovanotto, dai capelli colorati simili a 8 Mile e pantaloncini tipo bermuda, maglietta e felpa, scavalca il basso recinto di legno del backyard della casa ed entra. Ma chi sei, che vuoi, perché sei entrato a casa mia… Già, è proprio lui, il padre sparito da anni, uno sconosciuto dal nome Jason (Harris Dickinson) che - dopo aver lasciato Ibiza dove campava vendendo biglietti per discoteche – è tornato, chissà per quanto tempo e con quali intenzioni. Difatti ha in programma di stabilirsi in quella casa perché, come dice, era la sua casa ed ora è tornato. Facile immaginare l’irritazione di Georgie che non vuole fastidi, vuole vivere da sola, non cerca impicci, non conosce questo individuo e non è interessata a conoscerlo né tantomeno a trovarselo tra i piedi, con tutta l’attività che la tiene occupata. Lei chiamerebbe volentieri le guardie ma Jason la ricatta con la minaccia di far intervenire i servizi sociali e far scoprire la sua vita reale. Non resta che un compromesso, pur se lei si impone di ignorarlo.

Le cose peggiorano quando il giovanotto riesce a conquistare la fiducia di Ali e in questa maniera la ragazzina si trova isolata e questo la fa innervosire maggiormente. Ma le buone maniere e le attenzioni che Jason riversa su quella che è in fondo sua figlia riescono ad ammorbidirla ed far accettare la sua cucina, uscire assieme per dare il consueto sguardo alle bici, scappare divertiti come bambini dagli agenti che li inseguono. Nasce, cioè, uno strano e nuovo rapporto tra i due, sempre più vicini ma con le distanze stabilite da Georgie, mentre il padre cerca con ogni mezzo di ingraziarsela mentre lei gioca a fare la sostenuta, rimanendo però sempre riservata e gelosa del suo spazio, sia personale che fisico: la stanza non è neanche per lui, perché sta costruendo una specie di torre con i rottami a disposizione che le servirà come scala per raggiungere il Paradiso, dove sicuramente ritroverà la mamma, lì oltre il soffitto dove ha disegnato la buca da praticare per giungere tra le nuvole.

Avventura dopo avventura, gioco dopo gioco, dopo persino un comportamento da vero genitore quando l’amica-poco-amica Layla la punge con battute sarcastiche e lei la pesta di brutto e Jason si reca a casa della compagna per chiedere scusa alla mamma come un papà responsabile. Chi l’avrebbe mai detto? Se lui è un tipo scapestrato che ha sempre vissuto alla giornata, senza consapevolezza e responsabilità, mai maturo per assumersi seriamente i compiti di genitore ed educatore, frivolo e poco cresciuto mentalmente, lei è resistente, si è creata una corazza d’acciaio, sopporta ogni sorta di inconveniente, si destreggia per ogni evenienza, si adopera per cavarsela sempre, è coriacea: è, in una parola oggi divenuta di moda, resiliente. Non piange mai, se prova qualcosa di negativo tiene dentro e tira avanti. Non sembra proprio che abbia solo 12 anni. Ai limiti della credibilità.

Ora non resta che vedere se le condizioni per la loro reale coesistenza si stanno verificando, se stanno nascendo i presupposti per la convivenza prima impensabile. La scarica necessaria arriva da una registrazione audio della mamma Vicky che Jason conserva gelosamente e che le ha condiviso sul suo cellulare. L’ascolto è commovente, i ricordi si infiammano, la ragazzina comincia a comprendere il padre, e Georgie, per la prima volta, cede le prime lacrime. Finalmente è umana! Si può addirittura pensare di ridipingere il salotto insieme e finire di litigare per chi deve indossare la maglietta dello West Ham?
Scrapper, attaccabrighe, combattente, termine che va bene ad entrambi ma soprattutto all’inarrendevole Georgie, una che, se non fosse per il suo corpicino da scricciolo, la si direbbe un’adulta fatta e finita, roba che, quando le dicono che “Ci vuole un villaggio per crescere un bambino”, lei risponde con la grinta spigolosa che le riconosciamo “Posso crescermi da sola, grazie!”. Questa minuscola protagonista ha il potere di strabiliare sempre, di sorprendere in ogni occasione, fino al punto che nel corso della visione lo spettatore è convinto che esce sempre vincitrice da ogni situazione difficile. È troppo intelligente e vispa per cadere in mano agli altri. Forse non saranno nemici, ma lei li tratta così. Meglio sola, è sempre la sua teoria di sopravvivenza.

La brava Charlotte Regan, anche sceneggiatrice, gira un film degno del Sundance e difatti da lì proviene, in pieno stile indie, con i colori pastello dominanti la fotografia di Molly Manning Walker che portano alla mente le vicissitudini delle bimbe di Un sogno chiamato Florida, un film che rientra in quelli della working class raccontata da Loach, che tratta il duetto improbabile come una coppia che si innamora lentamente, che utilizza i tre gemelli di colore in bicicletta e il gruppo delle compagne di scuola a mo’ di coro greco per commentare il momento, che mescola le razze dei personaggi alla pari del mix che ormai abita ogni angolo di mondo: neri d’Africa, indiani, inglesi (che bella è la cantilena londinese lungo tutto il film!). A cominciare dal giovanissimo Alin Uzun, che interpreta Ali, un misto tra la lingua britannica e le origini turco-tedesche.

Se grattiamo sotto la superficie di questa bella opera, come insegna Jason per far sparire il numero di matricola dalle bici rubate, si scopre un piccolo film tormentato e aggraziato, dolente il giusto, recitato magnificamente prima di tutto dalla sorprendente Lola Campbell come anche dall’ottimo Harris Dickinson. Ma, a proposito, come fa una ragazzina come Lola a recitare così bene? Nascono già attrici? Un mistero. È bravissima!
Riconoscimenti principali
BAFTA 2024
Candidatura miglior film
Sundance Film Festival 2023
Gran Premio della Giuria
British Independent Film Awards 2023
Miglior film
Candidatura miglior attrice protagonista Lola Campbell
ed altre 12 candidature tra cui sceneggiatura, fotografia, costumi, musiche, scenografia, regia
EFA 2023
Miglior commedia
Premio pubblico giovane
Comments